Massaggio sportivo: quando farlo e quali benefici aspettarsi

Massaggio sportivo: serve soltanto dopo l'allenamento?
Una riflessione nata da una conversazione nel mio studio.
Qualche giorno fa, durante una seduta, mi è capitato di ascoltare una riflessione che mi ha fatto pensare.
Un giovane sportivo mi raccontava che, a volte, preferisce rivolgersi a un terapista esterno alla propria società per trattare alcune tensioni muscolari.
Il motivo? Il timore che segnalare un fastidio allo staff sanitario possa comportare qualche giorno di riposo, un allenamento saltato o magari una competizione in meno.
Non voglio entrare nel merito della sua situazione personale, ma quella conversazione mi ha fatto riflettere su qualcosa che incontro spesso nel mondo dello sport: il difficile equilibrio tra la voglia di continuare ad allenarsi e la necessità di ascoltare il proprio corpo.
E mi ha portato a una domanda: il massaggio sportivo serve soltanto quando siamo affaticati o abbiamo già qualche dolore?
Il massaggio sportivo non è soltanto recupero
Quando si parla di massaggio sportivo, spesso si pensa al trattamento dopo una gara impegnativa, una corsa lunga o una settimana di allenamenti intensi.
In realtà, il massaggio può trovare spazio anche in altri momenti della preparazione atletica.
Prima di una competizione, per esempio, può essere utilizzato con modalità e intensità adeguate, tenendo conto delle esigenze dell'atleta. Durante i periodi di allenamento può rappresentare un'occasione per lavorare sulle tensioni muscolari e osservare come il corpo sta rispondendo ai carichi di lavoro.
Dopo uno sforzo intenso, invece, può contribuire ad alleviare la sensazione di indolenzimento muscolare.
È importante però distinguere le sensazioni soggettive dai risultati scientificamente dimostrati. Le ricerche suggeriscono alcuni benefici sulla percezione dell'indolenzimento e sulla flessibilità, mentre non dimostrano un miglioramento diretto della forza, della velocità o della resistenza grazie al solo massaggio.
Il suo valore, quindi, non consiste nel promettere prestazioni migliori, ma nell'essere uno dei possibili strumenti di supporto all'atleta.
Non tutte le tensioni sono uguali
Nella mia esperienza di massaggiatore incontro persone che praticano sport a livelli molto diversi: dagli appassionati che si allenano nel tempo libero a chi segue programmi più impegnativi.
Una cosa che cerco sempre di capire è che cosa ci sia dietro al fastidio che mi viene raccontato.
È una sensazione comparsa dopo un allenamento particolarmente intenso? È una tensione ricorrente? Il dolore compare soltanto durante un determinato movimento? Oppure c'è stato un episodio preciso che lo ha provocato?
Sono domande importanti perché non ogni dolore muscolare è semplicemente una contrattura da massaggiare.
A volte un trattamento manuale può essere appropriato. Altre volte, invece, è necessario fermarsi, approfondire il problema e rivolgersi a un medico o a un fisioterapista per una valutazione.
Saper riconoscere i limiti del proprio intervento è parte della responsabilità di chi lavora con il corpo.
Allenarsi non significa ignorare i segnali del corpo
Torno alla conversazione da cui è nata questa riflessione.
Comprendo bene il desiderio di uno sportivo di non perdere un allenamento o una competizione. Quando ci si prepara per un obiettivo importante, ogni appuntamento può sembrare decisivo.
Ma c'è una differenza tra imparare a gestire i normali affaticamenti dell'attività fisica e cercare di nascondere un problema per continuare a tutti i costi.
Il massaggio non dovrebbe mai diventare un modo per aggirare una valutazione sanitaria o mascherare i sintomi di un possibile infortunio.
Anzi, credo che il lavoro migliore nasca dalla collaborazione tra atleta, allenatore e professionisti sanitari, ciascuno nel rispetto delle proprie competenze.
Un giorno di riposo, quando necessario, non è necessariamente un passo indietro. Può essere una scelta utile per proteggere la continuità dell'attività sportiva.
Il mio approccio al massaggio sportivo
Nel mio lavoro non parto automaticamente da una tecnica.
Prima ascolto la persona: quale sport pratica, come si allena, quali sensazioni avverte e che cosa si aspetta dal trattamento.
Soltanto dopo scelgo come intervenire, valutando la situazione e i limiti del massaggio terapeutico.
Anche la mia esperienza personale nella corsa e nel trail running mi ha insegnato quanto sia facile concentrarsi sull'obiettivo e trascurare i piccoli segnali che arrivano dal corpo.
Non significa dover interrompere l'attività a ogni fastidio. Significa imparare a distinguere ciò che fa parte di un normale adattamento allo sforzo da ciò che merita maggiore attenzione.
Una riflessione finale
Forse il massaggio sportivo non dovrebbe essere considerato soltanto qualcosa a cui ricorrere quando i muscoli fanno male.
Può essere anche un momento in cui fermarsi, ascoltare le proprie sensazioni e dedicare attenzione al corpo che ci accompagna durante allenamenti, gare e attività quotidiane.
Perché nello sport, come nella vita, non conta soltanto quanto riusciamo a spingere.
Conta anche imparare a riconoscere quando è il momento di recuperare.
E tu, come vivi il recupero sportivo? Lo consideri parte dell'allenamento oppure qualcosa da fare soltanto quando il corpo comincia a farsi sentire?
Paolo Aiello – Massaggiatore cantonale, riconosciuto RMEComano, Ticino
Per approfondire
Davis HL e collaboratori (2020). Effect of sports massage on performance and recovery: a systematic review and meta-analysis. BMJ Open Sport & Exercise Medicine.
Una revisione di 29 studi con 1.012 partecipanti, che ha riscontrato piccoli benefici sull'indolenzimento muscolare post-esercizio e sulla flessibilità, senza evidenze di miglioramenti diretti nelle prestazioni atletiche.



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